Mostri, belve, animali nell'immaginario medievale / 17

La conchiglia e la perla

Franco Cardini - Ordinario di Storia Medievale, Università di Firenze

Uno dei mondi più affascinanti e meno indagati della cultura tradizionale, è quello delle sostanze, degli oggetti e delle forme "anfibie", a cavallo tra due dei tre ambiti solitamente ben distinti e distinguibili: l'animale, il vegetale, il minerale. Così, ad esempio, molti fossili, o così la perla. Nella sensibilità moderna quest'ultima appartiene al mondo animale: tuttavia non ci stupiamo certo se nell'antichità e nel medioevo la vedremo sovente, anzi ordinariamente, associata a quello minerale e considerata, per la sua preziosità, una gemma.

Allori, I pescatori di perle

La pesca delle perle di Alessandro Allori (1535-1607), dettaglio dallo studiolo di Francesco I de' Medici, Firenze.

Nell'antichità e nel Medioevo la perla e la conchiglia sono presenti di continuo - dal mito all'emblematica - come vocaboli intensi, importanti, carichi di significato profondo. Non parleremo quindi, trattando di animali simbolici, dei molluschi: parleremo piuttosto di perle e di conchiglie.

E con esse, forse, dovremmo quanto meno nominare il corallo: altra sostanza "marginale", animale-minerale, di grande rilievo nella simbologia e nella medicina tradizionale. Considerato - probabilmente a causa del suo colore, per un processo associativo di magia "simpatica" - come efficace contro le emorragie e, ancora per il colore, fondamentale nella lotta al malocchio, un rametto di corallo compare sovente nelle effigi medievali e rinascimentali come appeso al collo del Bambino Gesù. E un amuleto potente, che si usava soprattutto per difendere i bambini: l'usanza di regalar loro un cornetto di corallo è continuata fino ai giorni nostri.

Conchiglia - non una conchiglia qualsiasi, ma quella del Pecten jacobaeus, dalla conchiglia inequivalve dai solchi disposti a raggiera: la nostra "conchiglia dei pellegrini" - perla e corallo fanno parte insieme con alcuni pesci del mondo simbolico desunto dalla vita marina. Un mondo misterioso, nel quale i tratti orridi (i "mostri degli abissi" ) e quelli meravigliosi si assommano. Come dice William Shakespeare nella Tempesta: "...a sea-change into something rich and strange", versi non a caso ricordati in un capolavoro della letteratura italiana contemporanea, Lighea, il più bello dei Racconti di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, dove - appunto - si favoleggia di sirene e di in-canti marini.

La perla è importante nel nostro immaginario: qualunque cosa rara - anche se in questo senso la parola può essere usata ironicamente - è "una perla" Nel mito. Afrodite nasce "dalla spuma delle acque" come una perla al centro di una conchiglia bivalve; e nel Vangelo di Matteo (13, 45-46),

il regno dei cieli è simile a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.

D'altro canto, non va dimenticato che le perle si trovano nel fondo del mare, che conquistarle costa fatica e pericolo. Essa - un altro esempio di associazione magica per simpatia, dati la sua forma e il suo colore - rammenta la rugiada, ma anche le lacrime. La sua purezza è sottolineata da un che di malinconico che ne rende inquietante la presenza: secondo la consuetudine, regalare delle perle porta disgrazia. La sensibilità romantica ha accentuato questo elemento: il celebre poemetto anonimo trecentesco inglese nel quale è narrata la visione della figlioletta morta, Margherita (margarita è il nome latino della perla), da parte di un padre, fu chiamato Pearl dal suo editore ottocentesco, Richard Morris.

Di conchiglie, di crostacei, di molluschi forniti di corazza - ci sono anche le chiocciole, sia terrestri che marine - Plinio il Vecchio parla in una celebre pagina, il paragrafo 51 del libro IX, che non sarà un capolavoro di zoologia scientifica ma in cambio è un'enumerazione ghiotta di delizie, scritta per un popolo, i Romani, golosissimo di frutti di mare. Lì si parla delle Veneriae, le "conchiglie di Venere" che "navigano, e offrendo la loro parte concava e opponendola al vento fanno vela attraverso la superficie marina", e dei "pettini", che "saltano e volano al di fuori delle acque". Il mare offre i prodotti più prelibati per i golosi, commenta Plinio; ma è anche lo scrigno delle cose più preziose, quali la porpora, le conchiglie, le perle.

Botticelli, La nascita di Venere

La nascita di Venere (1482) di Sandro Botticelli. Nell'antichità la conchiglia era uno degli attributi di Venere;
secondo alcune fonti, cui evidentemente si è ispirato Botticelli, la dea sarebbe nata proprio da una conchiglia.

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Due tra le tantissime varietà di conchiglie.
La conchiglia, per il suo stretto legame con le acque di mare, è vista pressoché universalmente come simbolo di fecondità. Il suo aspetto, che richiama l'organo sessuale femminile, ha reso anche possibile l'associazione con l'idea di erotismo e di piacere sessuale.
L'accostamento con Venere, dea dell'amore, nasce anche da questi presupposti.

La perla, per Plinio il Vecchio, è la prima e la più preziosa fra tutte le cose. Le perle più pregiate, riferisce, provengono dall'India e dal Mar Rosso; la loro dimensione e il loro colore dipendono sia dalla "rugiada" che entrando nella conchiglia la feconda sia dalle condizioni del tempo. I rischi corsi dai pescatori di perle sono oggetto di una lunga teoria di trattazioni: oltre a Plinio, anche Ateneo, Eliano, Ammiano Marcellino, Solino.

Plinio insiste molto sulla perla come elemento di particolare rilievo nell'abbigliamento delle donne romane di alto rango: forse il più ricercato e stimato. Un dato, questo, che verrà ripreso in pieno nel mondo rinascimentale. Plinio, Tacito, Ammiano Marcellino, Eliano, Svetonio e solino ricordano la corazza fata di perle della Britannia (che operò, dice Plinio, nascono piccole e scolorite) che Giulio Cesare dedicò a Venere Genitrice, nel famoso tempio romano a lei dedicato.

Lollia Paolina, moglie dell'imperatore Caligola, amava acconciarsi di gioielli fatti di smeraldi e perle alternati. Cleopatra possedeva le due perle più grandi che mai si fossero vedute e le fece sciogliere in un recipiente d'aceto per berle durante una cena che avrebbe dovuto costarle - secondo una sua folle scommessa con Antonio (è sempre Plinio che parla, dando voce forse a una delle solite melevole calunnie messe in giro dai partigiani di Ottaviano) - dieci milioni di sesterzi.

Una delle due perle, salvata dalla follia di Cleopatra (che quindi ne distrusse una sola) finì, tagliata in due metà ad ornare le orecchie dell'effige di Venere nel Pantheon. Ma non è escluso che il triste destino di Cleopatra e di Lollia Paolina abbia in qualche modo contribuito a determinare la fama delle perle quali oggetti non apportatori di fortuna. Le riscattava comunque il fatto che esse erano sacre a Venere, al quale, al pari di loro - era nata da una conchiglia marina.

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Ancora due varietà di conchiglie.

Il Physiologus parla a lungo della perla. come si sa il testo - in molti sensi capostipite di tutta la letteratura della natura "moralizzata" medievale - è di datazione e di origine incerte: lo si colloca fra Egitto e Siria e fra II e IV secolo, ma l'ipotesi più probabile è che si tratti di un testo alessandrino scritto fra II e III secolo d.C.: e che in fondo non dicesse granché di nuovo, dal momento che "moralizzazioni" di animali s'incontrano già in Filone, nel I ecolo, e in Clemente Alessandrino, nel II.

Nel Physiologus è detto che, quando i pescatori vanno a pesca di perle, le trovano grazie all'agata attaccata a una cordicella. Tale pietra ha infatti la proprietà di venire attratta dalla perla. Questa, da parte sua, si genera in questo modo: l'ostrica emerge dal mare nelle prime ore del mattino, e la sua conchiglia "apre la bocca, assorbe la rugiada celeste e il raggio del sole e della luna e delle stelle, e con la luce degli astri superiori produce la perla". L 'agata -conclude così il messaggio allegorico del Physiologus - è Gìovanni Battista, che ci ha mostrato "la perla spirituale", il Cristo; il mare rappresenta il mondo, i pescatori di perle i profeti, le due valve della conchiglia il Vecchio e il Nuovo Testamento, la luce e la rugiada che penetrano nella conchiglia lo Spirito Santo.

Fino a che punto era ortodossa quest'interpretazione del Cristo come vera perla? E un fatto che il Physiologus fu sospettato dì tendenze eretiche e come tale guardato qua e là con sospetto; e difatti, per esempio, il "bestiario" dì Cambridge, del XII secolo, che ha quali sue fonti il Physiologus stesso assieme a Plinio, Solino, l'Hexamaeron di Ambrogìo e le Etymologiae d'Isidoro di Siviglia, si limita a ricordare che, secondo gli scrittori di storia naturale, le ostriche raggiungono durante la notte la riva e concepiscono una perla dalla rugiada celeste, senza azzardare interpretazioni di sorta.

Corot, Donna con una perla                 Bronzino, Ritratto di Lucrezia Panciatichi

A sinistra: Donna con una perla, olio di Jean Baptiste Camille Corot (1796-1875).
A destra: Ritratto di Lucrezia Panciatichi (dettaglio, Agnolo Tori detto il Bronzino (1503-1563).
La perla, ritenuta pura, rara, preziosa, costituisce per tale motivo l'ornamento femminile per eccellenza.

Ma il Cristo-perla si affermò nel Medioevo. Friederich Ohly, al quale dobbiamo lo splendido saggio Rugiada e perla (ora raccolto in Geometria e memoria, Bologna 1984), ricorda che

nella Chiesa primitiva - in Clemente Alessandrino, in Origene, e, splendidamente, in Efraim il Siro - c'è una vera e propria teologia della perla.

In un testo gnostico fondamentale, gli Atti di Tommaso, esiste una pagina rivelatrice: il "Canto della Perla". Esso è detto anche "Canto dell'Anima": ne sono conservate due versioni, una greca e una siriaca. Protagonista di esso è il "Figlio del Re", disceso in "Egitto", cioè in questo basso mondo, alla ricerca di una perla custodita da un tremendo serpente. Per questa discesa, il Figlio del Re è costretto a vestire una "Immonda Veste" (il Corpo), che abbandonerà solo dopo aver riconquistato l'anima (simboleggiata dalla perla), quando potrà risalire al Regno del Padre.

È stato notato come questa teologia della perla abbia, nelle sue versioni gnostiche - in contatto con testi mandei e manichei - indubbie somiglianze con i miti della perla nel mondo indiano. Nell'Atharva-veda essa è figlia di Soma, la Luna, ed è custodita dai draghi nel fondo degli abissi; con essa si possono confezionare filtri d'immortalità (la perla sarà infatti usata anche nella farmacopea medievale), e come detentrice del segreto dell'immortalità la perla è salutata anche nella tradizione cinese (da qui il suo uso nei rituali funebri).

Se dall'India e dalla Persia mandea e manichea la teologia della perla è giunta agli gnostici, per affermarsi attraverso una lettura almeno originariamente gnostica o paragnostica dello stesso Vangelo (nel quale il Regno dei Cieli è simile a una perla), la Persia è stata anche il tramite culturale per l'affermarsi del culto della perla nel mondo islamico. Per altri versi, resta da indagare se, come e fino a che punto il culto cinese della perla - che in quella tradizione è garante di incorruttibilità al pari dell'oro e della giada - abbia rapporto con miti e riti similari non solo nel Laos o nel Borneo, ma anche nel continente americano.

D'altro canto, alla tradizione cristologica relativa alla perla, nel mondo cristiano si accosta quella mariologica inaugurata da Efraim il Siro, che nella perla nata dalla rugiada vede il simbolo dell'Immacolata Concezione di Maria. La Vergine, Stella Maris, vestita di sole, incoronata di stelle, eretta sulla falce di luna, è adorna appunto di quella luce stessa dalla quale - secondo il Physiologus - viene generata la Perla; e al pari di essa è in contatto con il mare e la luna. Se, in quanto oggetto sferico, la perla è simbolo parmenideo-platonico di perfezione, una collana di perle - il rosario - è simbolo della Grande Catena dell'Essere che lega tutte le cose: e diviene in ambito cristiano (ma anche buddhista e musulmano) la più perfetta delle preghiere, la Preghiera Cosmica.

In araldica, per contro, conchiglia e perla sono pochissimo presenti. Che la conchiglia nelle armi familiari possa indicare una benemerenza acquisita in pellegrinaggio o in crociata - dal momento che una conchiglia era l'emblema del pellegrinaggio a Santiago - è spiegazione araldico-encomiastica fornita a posteriori per nobilitare questa o quella dinastia. La perla viene per contro usata nelle corone.

Raffaello, Il Trionfo di Galatea

Il Trionfo di Galatea di Raffaello Sanzio.
La conchiglia tirata da delfini o da ippocampi costituisce il carro di divinità marine come Nettuno o, appunto, Galatea.

Corot, Donna con una perla                 Bronzino, Ritratto di Lucrezia Panciatichi

A sinistra: Vaso a conchiglia con figura umana, terracotta azteca del VII-X secolo.
A destra: San Giacomo, dettaglio da La Cena di Emmaus (1596-98) del Caravaggio.
Sul manto del santo è visibile la conchiglia, segno distintivo del pellegrinaggio medievale a Santiago di Compostela.

La serie di Franco Cardini dedicata alla tradizione del simbolismo animale e dei bestiari, originariamente pubblicata sulla rivista Abstracta tra il 1986 ed il 1989 col titolo di Mostri, Belve, Animali nell'immaginario medievale, è integralmente ospitata su Airesis nella sezione Il giardino dei Magi. Si compone dei seguenti articoli:

Il sito personale di Franco Cardini: www.francocardini.net

Articolo pubblicato per la prima volta sulla rivista Abstracta n. 26 - maggio 1988, pp. 46-53, riprodotto per gentile concessione dell'autore che ne detiene i diritti. Riproduzione vietata con qualsiasi mezzo.