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L'esplorazione del Nuovo Mondo e l'Europa di fine '500. Nascita e
sviluppo della spedizione Hernandez.

di
Luca Norfo
Dottorato di Ricerca in Storia della Scienza
Università degli Studi di Bari


Negli anni in cui visse Hernandez, la Spagna partecipò alla
rivoluzione che trasformò l'Europa durante il Rinascimento, ed alla
Riforma Cattolica in una maniera fortemente influenzata dal proprio
carattere nazionale. Per ottocento anni il paese lottò contro i
Mori infedeli rivolgendo il proprio sguardo più al sud est che non
al continente ma con l'ascesa di Carlo alla dignità del sacro
Romano Impero nel 1519, i rapporti tra la nazione ed il resto
dell'Europa cambiarono radicalmente. Così non fu per gli obiettivi
di conquista che venivano ormai perseguiti da secoli e che rimasero
immutati. Carlo V, nipote dell'imperatore d'Asburgo, di Ferdinando
d'Aragona e di Isabella di Castiglia, lottò contro la riforma
luterana, i Francesi ed i Turchi nel tentativo di preservare il potere
sul continente. Per raggiungere i propri scopi egli usò i denari e
i soldati spagnoli per difendere il Papa e gli Asburgo. Con gli
stessi mezzi rivolse le proprie mire espansionistiche verso occidente
e presto, nel 1492, gli Spagnoli conquistarono Granada,
successivamente Gibilterra ed incominciarono a pensare alle terre
d'oltreoceano che giˆ vennero immaginate come "Nuova Spagna". Il
XVI secolo fu il testimone di un crescente potere nazionale che
portò la Spagna a diventare una grande monarchia così come
accadde in Francia ed in Inghilterra. Contrariamente però a quanto
accadde nel nord Europa dove le opposizioni al cattolicesimo
sfociarono nel protestantesimo, in Spagna l'esistente cristianesimo
sopravvisse proprio grazie alla riforma che lo rinnovò e gli
conferì nuova forza. Alcune figure locali che furono fondamentali
in questo processo di preservazione includono il Cardinale JimŽnez
de Cisneros che comandò parte dell'inquisizione, Ignazio di Loyola
che fondò la Compagnia di Gesù e Teresa di Avila che con Juan de
la Cruz ispirarono i fedeli con i loro componimenti poetici. Sotto
Filippo II la Spagna divenne una mistura unica di Cattolicesimo
ortodosso e potere ma al tempo stesso il re fu tra i maggiori
sostenitori dell'importanza della conoscenza scientifica e tecnica.
L'ambiente intellettuale spagnolo attorno a Francisco Hernandez, si
sviluppò sul fondale e conformemente alle aspirazioni imperiali e
religiose del re. Nel XV secolo e primo XVI il rinascimento non
portò in Spagna al fiorire di nuove concezioni legate alle arti
visive e plastiche od al nuovo modo di pensare all'uomo come avvenne
in Italia, questo tipo di cambiamenti saranno rimandati ai secoli
successivi. Il nuovo periodo storico favorì invece nella vita
culturale spagnola, lo sviluppo di un umanesimo cristiano che
stimolò la ricerca degli antichi testi religiosi ed il loro studio
critico. Le attenzioni maggiori furono per la ricerca filosofica e
linguistica ma dal lato scientifico anche la ricerca in medicina
assorbì gran parte degli studiosi. I risultati raggiunti in questo
periodo si diffusero in tutta l'Europa occidentale attraversando i
paesi soggetti alle influenze spagnole. Le predominanti
giustificazioni religiose della ricerca, si tradussero presso gli
studiosi, negli interessi più adatti a preservare la salute
dell'uomo ed a favorirne un completo sviluppo intellettuale,
avvicinando così l'impegno agli ambiti prettamente
scientifici. L'educazione fu uno dei settori che per primi si
avvantaggiarono di una così particolare attenzione ed anche la
formazione dei medici come Hern‡ndez fu improntata a questo
modello. Questo spirito contribuì alla fondazione
dell'Universitˆ di Halcal‡ de Henares dove nel 1514 Antonio de
Nebrija e Juan de Vergara completarono la traduzione in Greco e
Latino. Quando Francisco Hernandez arrivò all'Universitˆ di
Halcal‡ de Henares nel 1529 l'interesse per l'insegnamento della
medicina e per la formazione medica degli studiosi era ai massimi
livelli. La teoria dei quattro umori (sangue, flegma, bile gialla e
bile nera) era largamente accettata, così come quella dei
temperamenti (sanguigno, flemmatico, colerico, melancolico) e degli
spiriti naturali, vitali ed animali, confermando una sostanziale
vicinanza alla medicina ed alle concezioni galeniche. Anche la teoria
ippocratica delle febbri rappresentava uno dei fondamenti della
visione medica nell'ambiente culturale spagnolo al tempo della
formazione di Hern‡ndez. Particolarmente tenuta in considerazione
per il mantenimento della salute era la teoria dell'equilibrio tra
aria, dieta, sonno, esercizio, digestione e controllo delle passioni.
Uno degli aspetti pi marcati presenti presso i centri di cultura
ai quali si formò Hernandez fu l'attenzione per la botanica e la
farmacopea che accostata ai fiorenti studi filologici sfociò anche
nell'interesse per lo studio e l'interpretazione dei testi antichi e
medioevali in materia. Questa attitudine portò allo studio dei
testi di Avicenna e di Guy de Chauliac, così come alle
rivisitazioni di quelli di Galeno basate sul De anatomicis
administrationibus in contrasto con l'enfasi posta dagli arabi sul De
usu partium di Galeno. La prima cattedra di anatomia fu istituita a
Valencia e negli anni tra il 1540 ed il 1550 i rivoluzionari
insegnamenti di Vesalio raggiunsero le universitˆ spagnole. Carlo
V volle fortemente la partecipazione del medico italiano
all'arricchimento della cultura spagnola e nel 1550, pochi anni dopo
la pubblicazione del De humani corporis fabrici libri septem(1543)
questo avvenne, Pedro JimŽnez, studente di Vesalio a Padova,
diventò professore di anatomia presso l'Universitˆ di
Alcal‡. Hern‡ndez incontrò personalmente Vesalio a corte
durante la permanenza dell'anatomista in Spagna e subito prima che
egli partisse per il fatale pellegrinaggio a Gerusalemme. Hernandez
formò le sue conoscenze anatomiche sugli insegnamenti di Vesalio
apprendendo contemporaneamente la conoscenza sulle specie botaniche,
insegnata nelle universitˆ spagnole, ed acquisendo l'abilitˆ nel
preparare i medicamenti. Nella Castiglia medioevale vennero costruiti
vari monasteri adibiti ad ospedale che divennero presto famosi per le
loro cure mediche ed il livello di preparazione dei farmacisti. I
frati custodi dei monasteri permisero fin dal principio ai medici di
praticare nei loro ospedali, dove venivano contemporaneamente tenuti
gli insegnamenti di chirurgia e botanica. Hern‡ndez esercitò
come medico proprio in uno di questi luoghi, l'ospedale di Guadalupe ,
intorno al 1550. Qui egli si dedicò alla botanica, utilizzando i
giardini delle campagne circostanti, sfogliò i volumi delle ricche
biblioteche e sicuramente entrò in contatto con lo spirito
umanistico che impregnava queste istituzioni. Nei suoi commentari
alla Storia Naturale di Plinio, Hern‡ndez ricorda le sue pratiche
dissettorie svolte all'ospedale di Guadalupe, eseguite sui cadaveri
umani e su quelli animali. Fu grazie al suo interesse per le pratiche
terapeutiche e specialmente per le piante medicinali che il medico
venne incluso nel progetto di Filippo II che mirava ad inviare una
spedizione scientifica in Nuova Spagna. Idea che probabilmente Arias
Montano, un amico dello stesso medico, in qualitˆ di consigliere
del re suggerì al monarca spagnolo. Col mutare della concezione di
una terra piana e circoscritta in quella di una tonda ed accessibile e
grazie alla spinta emotiva che i viaggi di Magellano e Colombo
esercitarono sull'Europa, l'interesse collettivo per le cose, gli
animali e le persone del Nuovo Mondo crebbe molto rapidamente. La
curiositˆ verso ciò che era sconosciuto, alimentò il nascere
di miti riguardanti animali fantastici e piante miracolose o
contribuì a rafforzare quelli giˆ esistenti e provenienti
dall'antichitˆ. Durante il periodo formativo di Hernandez, le
presse per la stampa resero gli antichi classici largamente
disponibili agli studenti. Egli pot quindi leggere la Historia
animalium di Aristotele , la Storia naturale di Plinio il Vecchio la
Materia Medica di Dioscoride. In quest'epoca di nuove scoperte, i
testi degli antichi invitarono tutti, studenti e scienziati ad un
confronto diretto sul campo con le nuove scoperte. In particolare
coloro che come Hern‡ndez si formarono su quei testi, al contatto
con le esperienze che venivano riportate dal Nuovo Mondo, maturarono
un graduale scetticismo su tutti quei miti che circondavano la
tradizione antica. Il crescere delle descrizioni riguardanti animali
fantastici, pericolosi, magici che influenzò senza dubbio
l'opinione collettiva, non fece invece presa sugli studiosi. Lo
stupore generato dall'efficacia e dalla forza di molti prodotti
provenienti dalle Americhe e quello attorno alle nuove specie animali,
fu in grado di superare anche quello per le figure rappresentate
innumerevoli volte negli di affreschi e bassorilievi medievali, come
l'unicorno, la sirena e la fenice. Il compito che Hern‡ndez
avvertì, nella sua etˆ matura, quando entrò stabilmente in
contatto con la realtˆ del nuovo continente, fu certamente quello
di apprendere al massimo da ogni fenomeno locale ma anche di
sottoporre a giudizio tutte le proprie conoscenze passate. Questo
richiamo fu lo stesso che sentirono gli studiosi europei quando alla
fine della spedizione del medico spagnolo la sua opera cominciò a
circolare. L'alone di scetticismo che il nuovo sguardo su molti
aspetti delle scienze naturali aveva portato non sbaragliò d'un sol
colpo la tradizione antica ma sortì il risultato pi utile di
sottoporla ad una valida prova ed epurarla dalle molte imprecisioni.
I fenomeni pi complessi e difficili da liquidare, che contenevano
anche molti spunti validi per gli studi futuri, come l'attenzione per
gli animali esotici con forme particolari o particolarmente feroci, i
rimedi e le piante medicinali come la teriaca e la mandragola,
continuarono ad attrarre gli interessi degli studiosi. Hern‡ndez
tra i primi, contribuì a ridisegnare l'aspetto delle scienze e
della storia naturale opponendo le peculiaritˆ del nuovo
all'immagine ormai statica dell'antico. L'osservazione attenta della
natura fu quindi la chiave verso la crescita della conoscenza in
farmacia e medicina e le comunicazioni di Hernandez verso il
continente, testimoniano l'approccio scientifico moderno che egli
apprese ad Alcal‡ e Guadalupe. La produzione scientifica del
medico, testimonia un'indubbia infaticabilitˆ ed un grande talento
accostato all'esperienza, alla pratica clinica ed alla botanica. Dal
1560 egli si può inoltre considerare un esperto della Storia
Naturale di Plinio , che compendiò e commentò fino a completarne
la traduzione durante la spedizione nel 1570. Durante l'esplorazione
del Messico, condotta a scopo scientifico dal dottor Francisco
Hernandez tra il 1570 ed il 1577, egli identificò pi di tremila
piante precedentemente sconosciute in Europa. Per apprezzare la
portata di quest'opera, si deve considerare che Teofrasto
classificò circa trecento, trecentocinquanta specie botaniche,
Dioscoride ed i botanici islamici circa cinquecento,
seicento. L'immenso lavoro del medico spagnolo era sicuramente troppo
voluminoso per essere integrato immediatamente nelle tradizionali
classificazioni botaniche europee, troppo vario per consentire una
immediata pubblicazione e così innovatore rispetto alla medicina
della Spagna di Filippo II da destare anche alcune opposizioni.
L'opera di Hernandez, in virt della comprovata efficacia dei
medicamenti da egli riportati, riuscì a vincere anche sui punti di
resistenza maggiore e ad imporsi gradualmente come riferimento per la
medicina e la botanica europea. La sua affermazione ne fece di fatto
uno dei lavori pi consultati, copiati e diffusi tra gli scienziati
del tempo. Per comprendere le origini della "Spedizione Hernandez",
le reazioni al ritorno del medico in patria e la successiva fortuna
della sua opera,  fondamentale un'analisi di quelle parti del
mondo spagnolo che hanno costituito il terreno di formazione dello
studioso e lo scenario sul quale si sono svolte le vicende legate al
suo lavoro. Giunto nel Nuovo Mondo Hernandez non si limitò a
dipingere un quadro completo in ogni dettaglio sugli animali e le
piante, ma il pi delle volte eseguì sperimentazioni pratiche su
di se e sugli indigen di ogni nuovo rimedio e medicamento
scoperto. Egli studiò ed analizzò le tradizioni e le usanze
delle popolazioni locali come i Nahua, la geografia e la climatologia
dei luoghi visitati e le riportò anche insieme a note
antropologiche nei suo lavori. Hernandez provò le sue scoperte con
un metodo personale, critico e pratico, aggiungendo molte
illustrazioni a corredo dei suoi scritti. La sua attenzione verso
l'ambiente era completa, proprio come nello spirito della formazione
che ricevette in Spagna, era un innovatore ed uno studioso con forti
basi tradizionali, ad un tempo era una mente teorica e fortemente
legata alle necessitˆ pratiche. Al giungere in Spagna delle notizie
inerenti la spedizione scientifica, negli ambienti ecclesiastici si
formarono resistenze che influenzarono in qualche misura la durata e
gli esiti della missione stessa. In particolare, quelli che agli
occhi del clero avrebbero dovuto essere provvedimenti di censura
permisero invece al medico spagnolo di approfondire le proprie
conoscenze sui prodotti del nuovo continente. I teologi recepirono i
racconti riguardanti le nuove specie animali e vegetali come qualcosa
di sospetto, meritevole di un adeguato periodo di riflessione, al fine
di stabilirne l'eventuale natura eretica, e con queste motivazioni
chiesero a Filippo II di rimandare il ritorno in patria dello
studioso. Nei pensieri dei censori vi era sicuramente anche l'immagine
dell'Hernandez all'ospedale di Guadalupe, il che significava una sua
possibile tolleranza verso il popolo ebraico. In accoglimento di
questi motivi precauzionali, l'imperatore prolungò la durata della
missione oltre il periodo stabilito e ritardò, almeno in un
primissimo momento, la pubblicazione dei lavori del medico. Quando
Filippo II scelse un medico per studiare e catalogare gli animali, le
piante, le erbe ed i semi della Nuova Spagan e della Nuova Castiglia
egli decise per inviare il medico che meglio poteva svolgere questo
compito ma non tralasciò di prevedere tutte le possibili
conseguenze. Gli interessi della medicina, della zoologia e della
botanica sono tradizionalmente sempre stati vicini, ciò 
testimoniato dall'utilizzo a largo raggio dei "semplici".. Non a caso
la maggior parte dei migliori zoologi e molti dei botanici del XVI
secolo furono anche medici, nessuno di loro però viaggiò verso
il Nuovo Mondo. Non lo fece nenache il famoso medico connazionale di
Hernandez, Nicol‡s Monardes (1493-1588), la cui Historia medicinal
de las cosas que se traen de nuestra Indias Occidentales fu redatta
sulla base di esperienza indiretta e pubblicata a Siviglia tra il 1565
ed il 1574. Solo due naturalisti spagnoli che non esercitarono la
professione di medico precedettero Hern‡ndez in questo viaggio.
Uno di loro fu Gonzalo Fern‡ndez de Oviedo y ValdŽs (1478-1557),
storiografo delle Indie, che viaggiò per sei volte verso le
americhe e scrisse la General y natural historia de las Indias,
pubblicata in parte nel 1526 e nel 1535, e poi interamente nel 1851.
L'altro fu JosŽ Acosta (1539-1600) , un gesuita missionario che
trascorse vent'anni in Per e scrisse una Historia natural y moral
de las Indias (1589) che apparve presto in numerose edizioni. Questi
due viaggiatori furono insieme al medico spagnolo i pionieri Europei
dell'emisfero occidentale. Nessuno degli esploratori e navigatori
inglesi, francesi, olandesi e portoghesi dell'epoca fu ispirato da un
grande progetto come quello di Filippo II che aveva tra gli scopi
principali di migliorare la pratica della medicina in Spagna grazie
all'introduzione nel paese di pratiche e rimedi provenienti da
oltreoceano. L'ormai consolidata tendenza espansionistica spagnola,
fece si che questo paese diventasse naturalmente quello destinato a
scoprire i molti "segreti" custoditi nel Nuovo Mondo. Una volta
nominato "protomedico generale di tutte le Indie, isole e paesi
dell'Oceano", Hernandez partì per intrapprendere la sua spedizione
scientifica nel Settembre del 1570, con suo figlio Juan come
assistente personale. Il medico era entusiasta e profondamente
convinto della propria missione, al punto di effettuare personalmente
la maggior parte del lavoro nonostante avesse superato i
cinquant'anni. Egli volle personalmente vedere, provare, assaggiare,
misurare, descrivere e catalogare ogni singolo vegetale o animale
incontrato che potesse essere di utilitˆ medica anche in Spagna e
per le illustrazioni dettagliate dei reperti si affidò alla
maestria di ottimi artisti. Durante il corso della spedizione egli
scrisse ripetutamente al Re aggiornandolo sui progressi fatti e
ricevendo da lui istruzioni inerenti il proseguio della missione
stessa e grazie a questi contatti l'iniziale durata programmata della
missione, due anni, crebbe fino ad arrivare a sette e nel progetto
venne incluso come meta anche il Per. Nei territori colonizzati,
la pratica medica era regolata dai consigli dei villaggi e delle
cittadine e la figura del protomedico non fu istituita ufficialmente
fino al 1646. Hernandez al proprio arrivo trovò una situazione
ricca di ostacoli e scoprì una profonda lontananza tra le
conoscenze acquisite in Europa e quelle possedute dai
locali. Nonostante queste difficoltˆ, a distanza di sette anni,
quando egli fece ritorno in patria, portò con se il frutto del suo
continuo lavoro, ventidue volumi nei quali era dettagliatamente
descritta ogni cosa con rilevanza medica trovata nel Nuovo Mondo.
Sedici volumi erano giˆ stati fatti pervenire al Re durante il
corso della missione, i restanti sei invece, Hern‡ndez li volle
consegnare personalmente. Filippo II fece rilegare l'intera opera in
pelle colorata di blu, abbellita ed impreziosita da applicazioni di
oro ed argento. Arrivato in Spagna, Hernandez rimase colpito dai
cambiamenti che erano avvenuti a corte durante i suoi anni di assenza.
Nella sfera internazionale, la vittoria del 1571 a Lepanto sui Turchi
era adombrata dall'importanza che aveva assunto la rivoluzione
olandese e, l'esercito, le casse spagnole e l'inquisizione non
riuscivano pi a far fronte all'avanzata del calvinismo. Oltre a
ciò, la Regina Elisabetta appoggiava i nemici della Spagna e
Filippo II cominciò a sviluppare il progetto di un vasto attacco
navale contro l'Inghilterra. I pressanti obblighi internazionali
della Spagna non distolsero tuttavia l'attenzione di Filippo II dallo
sviluppo interno. In questi anni egli fece costruire il complesso
dell'Escorial e trasferì li le attivitˆ di ricerca scientifica,
le distillerie ed anche i laboratori. L'influenza di Paracelso
infatti fece si che pure nelle distillerie di sua maestˆ si
ricavassero laboratori di alchimia e si conducessero esperimenti.
Juan de Herrera, l'architetto del complesso, mise insieme un gruppo di
esperti in matematica, cosmologia e nautica i quali formarono
un'accademia che lavorò all'Escorial dal 1582, un ventennio prima
di quella dei Lincei. Sempre grazie all'interesse reale per le
scienze, anche i giardini e gli orti botanici vennero ampliati e
migliorati. Hern‡ndez trovò in quelli di Aranjuez, terreni
particolrmente adatti per seminare le specie americane che aveva
portato con se. Il Re fece custodire tutti i frutti del lavoro del
medico, per primi i ventudue volumi che egli portò dalle Americhe,
insieme al suo tesoro personale, all'Escorial, eccetto per alcuni
disegni che tenne per adornare le pareti delle proprie stanze. Nel
1580 venne commissionata a Nardo Antonio Recchi una selezione che si
prefiggeva di riarrangiare l'immenso lavoro di Hern‡ndez. Il fatto
che quest'opera di selezione venne affidata ad altri e non ad
Hern‡ndez stesso, lascia pensare che i sospetti elevati dagli
ambienti clericali contro il medico, abbiano indotto Filippo II a
ricondurre l'opera messicana all'interno di una pi consolidata ed
accettata tradizione europea. Alla luce di ciò, il successivo
Tesoro Messicano dei Lincei deve essere valutato con attenzione e
soprattutto comparato con la totalitˆ dell'opera del medico che nel
Tesoro  contenuta solo nella misura dell'arrangiamento desiderato
dal monarca spagnolo. In particolare, l' "avvicinamento" di
Hern‡ndez alle popolazioni americane ed alle loro tradizioni,
può averlo fatto apparire alla Chiesa, come un elemento di
possibile disturbo. Da qui l'esigenza di rivedere il modo di
concepire e trattare la malattia riportato nei testi di Hern‡ndez,
secondo i canoni dell'antica cultura classica, che ormai pi che
antica era divenuta quella ufficiale cattolica-cristiana e spagnola.
Dall'analisi della corrispondenza tra Hern‡ndez e Filippo II si
evince l'intenzione di prolungare la durata della spedizione e di
ritardare, per quanto possibile, la pubblicazione dei nuovi scritti
del medico. Argomenti ulteriori a sostegno del pregiudizio nutrito da
alcuni ambienti spagnoli verso il medico, possono essere portati
pensando agli avvenimenti della politica coloniale del tempo. La
diffidenza verso le popolazioni indigene ed il timore che la loro
cultura potesse mettere localmente in crisi l'autoritˆ del Re 
alimentata dalle preoccupazioni del Consiglio delle Indie che riporta
alla corte spagnola vari tentativi di ribellione contro le coercizioni
imposte dai conquistatori. Lo stesso figlio di CortŽs, Martin ,
nel 1566 testimoniò le insurrezioni degli indigeni nei territori
pi lontani dal controllo dell'esercito spagnolo e allarmi di
rivolta sociale furono causati dieci anni pi tardi nel 1576 dai
nipoti dell'Imperatore Montezuma lungo la "frontiera d'argento". Dopo
i primi provvedimenti contro le minacce reali all'ordine pubblico,
l'attenzione spagnola si focalizzo maggiormente sulla cultura
indigena, additata come la causa principale e scatenante di tutti i
comportamenti rivoltosi. Fu allora che iniziarono le campagne di
educazione diffusa dei locali, nel tentativo di instaurare anche in
quei luoghi un modello sociale simile a quello europeo. Il Consiglio
delle Indie, l'inquisizione ed il Re erano fortemente preoccupati per
lo stesso spirito francescano che portò i missionari ad imparare la
lingua Nahuatl e a tradurre le sacre scritture, anche se lo scopo
ultimo era quello della conversione dei nativi. Essi condannarono
altresì le esplorazioni di Sahagœn ed  facile accomunare la
confisca dell'opera di quest'ultimo con l'ostracismo praticato nei
confronti di Hern‡ndez. L'interesse crescente in Europa per tutti
i prodotti d'oltre oceano sarˆ sufficiente però a vincere in
qualche anno i vari fronti di resistenza ed a concedere all'opera di
Hern‡ndez una rapida e vasta diffusione. Sfortunatamente nel
momento in cui egli avrebbe potuto assumere il controllo della
diffusione del proprio lavoro si ammalò di una malattia venerea
probabilmente contratta durante il periodo della spedizione e non fu
pi in grado di gestire la propria vita. Tra le molte ricerche che
l'opera di Hernandez ha stimolato negli anni successivi alla sua
scomparsa, appare di particolare interesse quella che grazie a Recchi,
trasferisce in Italia l'attenzione per il "materiale
messicano". Recchi che ebbe l'incarico di curare una selezione
dell'immenso lavoro del medico direttamente da Filippo II, portò in
Italia la propria selezione di manoscritti, i quali furono sottoposti
all'attenzione di vari studiosi. Uno tra questi, Fabio Colonna si
interessò ad essi e li acquistò probabilmente nel 1609. Un'altra
copia dei manoscritti apparve misteriosamente in Messico, dove fu
pubblicata col titolo di Quatro libros . L'accademia dei Lincei
collaborò alla riedizione dell'opera di Hern‡ndez per circa
mezzo secolo, fino al 1651, quando apparve col titolo di Rerum
medicarum Novae Hispaniae thesaurus. L'edizione Lincea seppur guidata
da un reale interesse verso i nuovi materiali d'oltre oceano, risente
soprattutto del carattere conservativo al quale erano state informate
giˆ le trascrizioni del Recchi. La sua selezione aveva infatti
avuto come scopo quello di armonizzare le nozioni riportate dal medico
spagnolo con quelle giˆ conosciute in Europa. I timori di Filippo
II, che consigliato dagli ambienti clericali spagnoli, temeva un
possibile effetto destabilizzante dovuto alla diffusione completa
degli scritti del medico, influirono quindi in maniera limitante sulla
obiettivitˆ dell'opera dei Lincei. Nonostante la perdita tra le
fiamme dei volumi consegnati al Re, l'estrema laboriositˆ di
Hern‡ndez ha fatto si che egli lasciasse nei luoghi dove visse,
numerosi manoscritti contenenti parti dell'opera stessa, appunti e
correzioni. L'edizione messicana dei Quatro libros probabilmente non
 sorta sulla base di un ritorno verso il Nuovo continente di una
copia dei manoscritti del Recchi ma  fondata su materiale locale
lasciato da Hernandez stesso. Nel tempo  stato possibile
ricostruire da una via non europea, la quasi totalitˆ dell'opera
del medico ed oggi l'edizione della Universitad Nacional Autonoma de
Mexico curata nel 1959 da Germ‡n Somolinos d'Ardois  costituita
per la maggior parte da trascrizioni di provenienza locale redatte
nella lingua originale dell'autore. Le traduzioni in lingua indigena
Nahuatl che Hern‡ndez fece personalmente non sono invece mai state
rinvenute. La ricostruzione di un'opera Hernandeziana completa 
stata possibile soprattutto dalla sopravvivenza alle fiamme
dell'indice di tutti i manoscritti del medico, curato da AndrŽs los
Reyes, frate bibliotecario all'Escorial che lo compilò per Cassiano
dal Pozzo. Quest'ultimo lo consegno a Cesi nel 1626, ora l'indice
delle opere  conservato a Montpellier. In Europa nel 1790 apparve
una seconda edizione del lavoro di Hernandez, a Madrid. Questa
versione  diversa da quella lincea e comprende molto materiale non
sottoposto alla prima selezione guidata dalla mano preoccupata del
clero spagnolo. La sorte avversa toccò anche ai volumi che il
medico presentò al Re che che bruciarono nel grande incendio
dell'Escorial del 1671. I restanti lavori ancora in possesso di
Hernandez scomparvero con la sua morte. Nonostante la serie
sfortunata di eventi che accaddero al medico ed alla sua opera,
quest'ultima ebbe il tempo di essere trascritta in molte copie negli
anni immediatamente successivi al rimpatrio, lasciando così non
solo un segno immediato nella cultura e nella pratica medica europea
ma anche e soprattutto un inesauribile "tesoro" per gli studiosi
futuri. Al tempo della morte di Hern‡ndez, nel 1587, la Spagna era
forse al massimo del suo splendore e negli anni successivi i suoi
progetti espansionistici e culturali furono fortemente ostacolati
dall'avanzare del fronte protestante contro il quale neanche
l'invincibile armata pot molto. La situazione di forte tensione
internazionale non giovò affatto ai fermenti culturali che erano
cresciuti in passato. Il Concilio di Trento rafforzò l'azione
dell'inquisizione e impose l'Index expurgatorius. Provvedimenti
simili colpironio anche gli studenti di medicina ai quali fu proibito
di recarsi all'estero, ponendo di fatto la Spagna in un periodo di
isolamento volontario. Sulla base di queste evidenze risulta chiaro
che la spedizione Hern‡ndez non avrebbe potuto aver luogo in un
contesto così ostile e carico di proibizioni e che la sua nascita
in un periodo pi disteso sia stato uno degli elementi fondamentali
del notevole progresso medico-scientifico che essa ha portato in
Spagna e nell'Europa intera.

 

 

 

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